La lunga marcia del WiFi (9)

Stato dell’arte: l’hot spot in piazza a Sampeyre è ora sotto password. Non siamo ancora al riconoscimento delle persone come dovrebbe essere ma diciamo che, viste le promesse del Ministro Maroni riguardo alla cancellazione del Decreto Pisanu a gennaio, al momento la procedura di accesso è quella attualmente in vigore nel resto dell’Europa. Presi dal buonismo possiamo asserire che stiamo attuando l’0perato del Governo in anticipo, in uno splendido slancio europeista 🙂

Nel frattempo sono comparse delle antenne sul campanile a Rore. Non c’è ancora alcun segnale ma, magari, su Rore l’hot spot non è previsto e quelle antenne servono (serviranno) a dare il servizio ai privati.
Sarebbe interessante sapere se anche nella altre frazioni siano apparse delle antenne per il WiFi.

Ora resta da capire cosa è stato previsto per i privati. Le attuali antenne sul Comune e sul campanile di Rore non sono in grado di coprire con il segnale tutto il territorio Comunale a causa del loro posizionamento in fondo valle. Dunque è credibile (o per lo meno sperabile) che la prima ipotesi di posizionare delle antenne a S. Anna venga perseguita.

Sarà necessario andare ancora una volta dal Sindaco per sapere come stanno procedendo ed i tempi previsti.
Sarebbe un bel colpo per tutti poter avere come regalo di Natale una rete all’altezza della situazione.

Annunci

Sveglia, Italia! Facciamoci la Rete

di Riccardo Luna – Wired.it
Una grande Internet capace di ridistribuire opportunità e speranze, mettendo in relazione progetti e conoscenze. Così l’Italia può ripartire.

Nel posto dove vogliamo andare non abbiamo bisogno di strade, o di ponti sullo Stretto, ma di autostrade dell’informazione. Di una grande Internet che colleghi davvero tutta l’Italia, compiendo una nuova unità 150 anni dopo: il Nord e il Sud, i ricchi e i poveri, i giovani e gli anziani. Quelli che sanno cos’è Internet e quelli che non hanno ancora capito.

Un’unica Rete che ridistribuisca opportunità e speranze, mettendo in relazione progetti e conoscenze. Premiando i più bravi invece dei più raccomandati. Creando ricchezza. Quella che oggi sembra sparita, non solo dai nostri portafogli, ma dai nostri sogni. Il resto del mondo corre e in questo posto chiamato futuro ci sta già andando con convinzione.

Beati i bambini nati a Singapore o a Seul, ma anche in Finlandia, perché i loro orizzonti sono più larghi. Fra qualche anno faticheranno di meno a trovare un lavoro perché sapranno crearselo mettendosi in Rete con gli altri e saranno a loro agio in un grande pianeta connesso. Noi invece siamo fermi, immobili. Indifferenti. Nel migliore dei casi in attesa che qualcuno ci regali quello che in altri paesi è già un diritto fondamentale. Ma è venuta l’ora di prendersela, questa cosa.

Sveglia, Italia! Facciamoci la Rete. Non aspettiamo più il governo che non è stato capace di spendere qualche milione per portare un collegamento minimo a chi oggi  non ha nemmeno quello: quasi sei milioni di persone sono ogni giorno escluse senza un vero perché. E non aspettiamo nemmeno il Parlamento che non ha saputo dedicare una sola seduta a cercare di capire perché quattro italiani su dieci potrebbero usare Internet e non lo fanno.

Ignoranza digitale? Se così fosse mi parrebbe un raro caso di corrispondenza fra certi eletti e i rispettivi elettori. Un piano nazionale per la banda larga non verrà mai da lì. Manca la cultura, manca l’interesse. O forse la Rete spaventa chi comanda. Hai visto mai che servisse da trampolino a un Obama italiano? Anche in questa interminabile crisi economica, non mancano invece i soldi per fare quello che si dovrebbe fare subito: portare la fibra ottica nelle case di tutti. Servono 16 miliardi. Tanti? Dipende. Sono cinque anni di autoblu, non ne sentiremmo la mancanza se da domani non ci fossero più. Oppure uno stormo di cacciabombardieri, o il famigerato Ponte.

È una questione di scelte, di priorità. Ma non solo. Andate dal capo della Cassa Depositi e Prestiti, Franco Bassanini. Vi spiegherà perché i soldi non sono un problema se si parla di Internet. La Cassa, che gestisce i risparmi di gran parte degli italiani, è pronta a metterceli anche tutti, i fondi necessari, in prestito o diventando azionista della società della nuova rete, perché la fibra è un investimento a lungo termine ma sicuro: in un decennio il ritorno è garantito.

A patto che ci sia un vero piano che sancisca due regole: primo, non ci saranno tante reti alternative visto che il nostro piccolo mercato non le giustifica; secondo, quella vecchia, in rame, nata per le telefonate e non per navigare il Web, va spenta prima possibile (sennò fa concorrenza a quella in fibra e i tempi per rientrare dall’investimento si allungano).Purtroppo, senza una forte volontà politica, un piano nazionale è impossibile. Gli operatori di telecomunicazione fanno il loro mestiere che non coincide quasi mai con l’interesse del paese. E non coincide in questo caso dove si tratta di mettere tanti soldi per guadagnare fra dieci anni. Perché dovrebbe sbrigarsi a cablare l’Italia un operatore privato come Telecom che le precedenti gestioni hanno lasciato esangue?

E così la risposta è: andiamo avanti, piano, pianissimo, dove c’è mercato e il guadagno è certo. Con la scusa che oggi non si usa nemmeno tutta la vecchia rete disponibile. Come se per fare le ferrovie i nostri nonni avessero aspettato che ci fossero i passeggeri in fila. O per fare le autostrade, che ci fosse una macchina per ogni famiglia. Certe cose si fanno oggi perché ci faranno crescere domani. Punto.

Ma allora a chi tocca? A noi, cioè ai sindaci, ai presidenti delle province e delle regioni, alle camere di commercio, alle associazioni industriali. E persino ai sindacati: a chi rappresenta lavoratori, precari e pensionati dico, riprendetevi dalla pubblicità lo slogan “Internet per tutti” per la prossima manifestazione, se lo leggete bene parla di sviluppo e di lavoro non di tariffe per i telefonini. Prendiamoci la Rete, quindi. Se non si può fare un piano per l’Italia, che si faccia un piano per ogni regione. Chiamiamolo federalismo digitale: dipende solo da noi. La Lombardia è già partita, e così il Trentino, altri seguiranno presto speriamo. Noi li seguiremo, ogni giorno, mese dopo mese. Faremo il tifo per tutti quelli che faranno qualcosa di concreto per costruire un pezzetto di futuro.

Da oggi, sono i nostri eroi.


Terremoti

Sono bei momenti.
Senti che arriva, una frequenza molto bassa (frequenza marrone?) in aumento per un paio di secondi e poi la scossa. Giusto il tempo perché ti si rizzi il pelo.

Andiamo avanti così da metà ottobre.  C’erano stati 15 giorni di pausa e sembrava fosse finita, ma tra ieri e oggi ha ricominciato a tremare in continuazione. Sono scosse piccole (mai oltre i 2,7 gradi) ma fanno il loro bell’effetto.

le scosse superiori a 2 gradi di ottobre e novembre

La mappa che vedete qui sopra, che viene aggiornata ogni 10 minuti, è possibile consultarla nel sito dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e come si può notare, gli epicentri sono tutti nel raggio di 2 chilometri da Rore. Praticamente ci siamo seduti sopra. Alla fine, magari non è nulla, ma la sensazione di precarietà è forte ed i nervi sono tesi. Un esperienza “alla Stromboli” senza neanche il mare..