La lunga marcia del WiFi (18)

Siamo ormai alla fine di aprile e, nonostante quanto pubblicato sul sito del Comune in data 2 febbraio 2011, in realtà solo chi si affaccia sulla piazza di Sampeyre, gli abitanti di Rore e quanti riescono ad essere “a vista” di San Maurizio (tra i quali il sottoscritto) possono usufruire del servizio. Infatti il trasmettitore che dovrebbe garantire il collegamento a tutta Sampeyre ed a buona parte delle frazioni del Comune, cioè quello posizionato a Sant’Anna, non è ancora attivo.
E’ passato un anno da quando sono state raccolte le firme e considerato l’orientamento turistico del nostro territorio, si è trattato di un anno perso. Perso per la comunicazione e la promozione che si sarebbe potuta fare per Natale e, ormai, anche per questa estate.
In un interessante articolo su lareteingabbia.net, si sostiene che il problema della scarsa attenzione dei nostri amministratori all’argomento, a livello nazionale, sia una questione di età (L’innovazione dei giovani amministratori). Non so se sia anche il caso di Sampeyre, ma non si può negare che qui non si sia dei “fulmini di guerra”. Il problema è che in questo settore (e parlo della comunicazione in generale) un anno perso equivale a 3-4 anni persi nel tempo normale. Ecco perché farsi anticipare da altri ci pone in una condizione di svantaggio che poi recuperare diventerà complicato.

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Un futuro per Sampeyre

Arrivano le elezioni e, anche se tutti dicono di fregarsene, la fibrillazione si coglie nelle parole e nelle discussioni che animano i rari e canonici posti di ritrovo (giornali, colazione, aperitivo..).

Quello che da profano delle dinamiche del paese ho notato è che nel più tipico e deleterio stile italiano, le discussioni vertono su chi sta con chi e sulle possibilità che un candidato piuttosto che l’altro abbia successo. Non una parola su quello che ci si attende, su quali siano le prospettive che le due opzioni offrono, al di la di quelle personali.

Una cosa che ricorda molto la lotta tra clan, più che uno scontro di idee. Non molto diverso, con le dovute proporzioni e pur trattandosi di un contesto differente, dalla situazione libica dove si è sempre governato (e temo sempre si governerà) attraverso la fedeltà delle diverse tribù ad un capo, un rais, in cambio di concessioni e privilegi. Può benissimo essere che mi sbagli, ma l’impressione che ne ho ricavato è questa.

La colpa è anche dei candidati che quanto a comunicazione, almeno al momento, latitano. Cosa propongono? In cosa differiscono le due potenziali compagini. Quale visione hanno del futuro e come intendono perseguirla? Tutte domande che non hanno risposte. In un paese normale, come ama dire il Macchiavelli coi baffetti, ci si scontrerebbe sulle idee. Ma noi, siamo un paese normale?

Non credo di dire una cosa strana sostenendo che questa valle, e soprattutto questo Comune, hanno enormi potenzialità ed opportunità. Sta a noi, ai residenti, pungolare chi ci rappresenta a coglierle. Proviamo a pensare a come vorremmo che fosse il nostro paese in futuro. Chi ci abiterà? Come? Di quali servizi ha ed avrà bisogno? Verso che tipo di sviluppo si può pensare di andare?

Sono alcune delle domande che ognuno di noi, come cittadino, dovrebbe porsi e porre a chi ci amministrerà. Per poter proporre e discutere di piani sul medio e lungo termine, piuttosto che interventi spot dettati dalla situazione contingente, senza una rotta precisa.
Facciamolo.

Fatelo!